Patatine fritte si o no? e se si quante volte a settimana?

Il consumo frequente (2 volte a settimana o più) di patate fritte, ma non di patate cucinate in modo diverso, si associa all’aumento del rischio di mortalità prematura

Le patate comuni fritte, sia come chips (vendute confezionate), sia come classiche French fries che generalmente accompagnano una pietanza, vanno consumate con moderazione. Questo studio, condotto in collaborazione da Italia, Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti, infatti, mette in luce l’associazione tra consumo frequente di patate fritte (oltre due volte a settimana) e aumento del rischio di mortalità prematura. Un’associazione che non emerge per altri tipi di preparazioni delle stesse patate.
Originarie delle Americhe, le patate costituiscono da secoli il piatto base di molte popolazioni e fanno parte oggi di tutte le cucine del mondo. Il metodo di cottura più apprezzato e gustoso è senz’altro la frittura, nelle diverse varianti. Negli Stati Uniti, attualmente, le patate rappresentano il 30% di tutte le verdure consumate (compresi i legumi).
In questa ricerca, 4.440 uomini e donne nordamericani, di età compresa tra 45 e 79 anni, seguiti per 8 anni, sono stati suddivisi in 5 categorie in base ai livelli di consumo di patate (fritte, o preparate in altro modo): meno o pari a una volta al mese, 2-3 volte al mese, 1 volta alla settimana, 2 volte alla settimana, 3 o più volte alla settimana. Al termine del periodo di osservazione non è stata rilevata alcuna correlazione tra il consumo complessivo di patate e la sopravvivenza; invece, il consumo di patate fritte (chips o French fries) per due volte alla settimana o più è risultato associato a un significativo aumento del rischio di mortalità, che addirittura raddoppia, indipendentemente da altri fattori.
I ricercatori sottolineano gli elementi che potrebbero spiegare questo dato: negli Stati Uniti, chips e French fries contengono spesso acidi grassi trans e molto sale. Altre sostanze potenzialmente lesive, derivanti dalla frittura ad alte temperature (acroleina, acrilamide, furano) potrebbero contribuire all’effetto osservato. Gli autori hanno peraltro confermato un dato osservazionale importante: chi sceglie più volte alla settimana le patate fritte mostra spesso abitudini alimentari complessivamente scorrette. E’ quindi anche possibile che un elevato consumo di papate fritte sia semplicemente un marker di uno stile di vita poco salubre.
Il consumo frequente (2 volte a settimana o più) di patate fritte, ma non di patate cucinate in modo diverso, si associa all’aumento del rischio di mortalità prematura 07-07-2017 Veronese N, Stubbs B, Noale M, Solmi M, Vaona A, Demurtas J, Nicetto D, Crepaldi G, Schofield P, Koyanagi A, Maggi S, Fontana L. Am J Clin Nutr. 2017 Jun 7. pii: ajcn154872. doi: 10.3945/ajcn.117.154872. [Epub ahead of print] Le patate comuni fritte, sia come chips (vendute confezionate), sia come classiche French fries che generalmente accompagnano una pietanza, vanno consumate con moderazione. Questo studio, condotto in collaborazione da Italia, Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti, infatti, mette in luce l’associazione tra consumo frequente di patate fritte (oltre due volte a settimana) e aumento del rischio di mortalità prematura. Un’associazione che non emerge per altri tipi di preparazioni delle stesse patate. Originarie delle Americhe, le patate costituiscono da secoli il piatto base di molte popolazioni e fanno parte oggi di tutte le cucine del mondo. Il metodo di cottura più apprezzato e gustoso è senz’altro la frittura, nelle diverse varianti. Negli Stati Uniti, attualmente, le patate rappresentano il 30% di tutte le verdure consumate (compresi i legumi). In questa ricerca, 4.440 uomini e donne nordamericani, di età compresa tra 45 e 79 anni, seguiti per 8 anni, sono stati suddivisi in 5 categorie in base ai livelli di consumo di patate (fritte, o preparate in altro modo): meno o pari a una volta al mese, 2-3 volte al mese, 1 volta alla settimana, 2 volte alla settimana, 3 o più volte alla settimana. Al termine del periodo di osservazione non è stata rilevata alcuna correlazione tra il consumo complessivo di patate e la sopravvivenza; invece, il consumo di patate fritte (chips o French fries) per due volte alla settimana o più è risultato associato a un significativo aumento del rischio di mortalità, che addirittura raddoppia, indipendentemente da altri fattori. I ricercatori sottolineano gli elementi che potrebbero spiegare questo dato: negli Stati Uniti, chips e French fries contengono spesso acidi grassi trans e molto sale. Altre sostanze potenzialmente lesive, derivanti dalla frittura ad alte temperature (acroleina, acrilamide, furano) potrebbero contribuire all’effetto osservato. Gli autori hanno peraltro confermato un dato osservazionale importante: chi sceglie più volte alla settimana le patate fritte mostra spesso abitudini alimentari complessivamente scorrette. E’ quindi anche possibile che un elevato consumo di papate fritte sia semplicemente un marker di uno stile di vita poco salubre.

2017-07-28T19:10:41+00:00